Chi fa impresa mette già in conto di dover sviluppare doti di resilienza per le “normali” intemperie del mercato. Ci sono poi intemperie molto forti, come alcune delle crisi economiche di questi ultimi anni, che sollecitano ancora di più queste doti, andando a mettere alla prova non solo la tenuta dell’azienda ma anche quella delle persone.
Guardandola dall’esterno, la OMZ Officina Meccanica Zanotti, sembra la tipica piccola-media impresa di produzione italiana del Nord Italia, fondata da un imprenditore e poi passata di mano in mano per le successive generazioni. E invece no.
Guardandola dall’interno invece si possono notare i tratti straordinari di questa azienda e lo abbiamo potuto fare parlando con la titolare Marina Zanotti.

Marina quando sei arrivata in azienda? Come è stato il tuo percorso?
OMZ ha una storia un po’ diversa. Un bel giorno del 1983 mio padre mi chiede “Marina, vuoi fare qualcosa con me?” Io ero tra lo stupito e l’intimorito, mi prendo un po’ di tempo per rispondere e poi ancora sollecitata dico “Si papà, certo”.
Lui risponde “Bene, prepara i documenti per aprire una nuova società, trova un capannone e trova un operario che a settembre dobbiamo consegnare i primi pezzi”. E così ho fatto.
Quindi in realtà non sono mai arrivata in azienda, perché ho iniziato l’azienda dal primo giorno, insieme a mio padre e ad una persona che dopo 35 anni è ancora con noi. Abbiamo fatto squadra da subito e a settembre 1983 abbiamo realmente consegnato i primi pezzi.

Per chi non la conosce, OMZ di cosa si occupa?
OMZ è una torneria meccanica di precisione che ha le automobili come mercato di riferimento. Una delle soddisfazioni principali è che quando guido la mia macchina, so che questa si muove, frena e riparte grazie a dei pezzi prodotti da OMZ!

Qual è il più grande insegnamento che ti ha lasciato tuo padre?
Mi ripeteva in continuazione “Per poter comandare, devi saper fare”.

Per poter comandare, devi saper fare

Ed in effetti è stato così, io prima di essere imprenditrice mi sento metalmeccanica, dal primo giorno ho visto da vicino ed imparato ogni singolo passaggio della produzione e questo è quello che dico a mia volta anche ai nostri Manager o chi incontro: prima sporcati le mani, solo così sarai un buon leader.

Avete cambiato più volte stabilimento per ingrandirvi, avete clienti importanti, una storia di successo senza mai una crisi?
(…ride) In 35 anni di attività, di crisi ne abbiamo viste e passate diverse: oltre a quelle “generali” ogni mercato ha poi dei suoi andamenti e il settore automotive ha avuto una grande crisi praticamente ogni decennio.
Ma le crisi possono essere anche un’opportunità, per noi ad esempio fu così per l’11 settembre 2001, l’attacco alle Torri Gemelle: il giorno dopo si fermò tutto, era un fatto così clamoroso e nuovo che nessuno sapeva cosa sarebbe successo. In quel periodo avevamo aperto un nuovo contatto commerciale che proprio a seguito dell’11 settembre ci commissionò un lavoro per noi nuovo, non solo di produzione ma anche di assemblaggio, in questo caso di idropulitrici.
Così riuscimmo ad attutire il colpo e a continuare la nostra crescita.

Poi è arrivata la grande crisi del 2008, il crollo delle borse.
Lehman Brothers: ricordo che abbiamo chiuso per le vacanze estive sereni di un ottimo lavoro fatto, siamo rientrati a settembre e dopo poco lo scenario è diventato apocalittico.
Nel giro di pochi giorni, i nostri principali clienti ci hanno convocato dichiarando che avrebbero dovuto rallentare o sospendere alcuni ordini e che non avevano modo di valutare cosa sarebbe successo nel prossimo futuro. Devo dire che ci hanno dato queste comunicazioni nel miglior modo possibile e anche qui ho avuto un riscontro: avevamo fatto squadra con i nostri clienti.
Per noi non solo significava una perdita immediata di lavoro, ma anche la difficoltà a programmare il futuro. Abbiamo concordato con loro alcune azioni immediate e alcune a medio termine per cercare di evitare il “disaster case”.

E cosa successe ad OMZ?
Già nel 2008 chiudemmo con un calo di fatturato importante, ma furono gli anni successivi quelli drammatici, dove arrivammo a perdere anche il 50% del fatturato. Era difficile trovare soluzioni, perché tutti navigavano a vista.
E il nostro collegio sindacale più volte mi disse “chiudiamo, la situazione è insostenibile”.

Marina, cosa hai fatto in quel momento?
Inutile negare che lo sconforto era tanto. Ho passato mesi interi senza dormire, perché non potevo pensare che il nostro sogno che dava lavoro a tante persone dovesse chiudere. Il primo passo è stato fare nuovamente squadra, in questo caso con i nostri fornitori, perché non poter produrre nemmeno il poco che stavamo producendo, sarebbe significata la fine.
Ecco, un messaggio importante: abbiate un rapporto vero con i fornitori, non ho mai cambiato un fornitore solo per risparmiare, e questa scelta è stata decisiva nei momenti importanti.
Poi abbiamo messo mano al portafoglio: OMZ è stata brava negli anni ad accantonare della liquidità con la quale abbiamo sostenuto questo periodo di difficoltà estrema anche se ovviamente abbiamo dovuto fare anche un’operazione di ricapitalizzazione.

Quale è stata la tua paura principale in questa fase? Quale era il pensiero ossessivo?
Non volevo mandare a casa i “miei ragazzi” come li chiamo io. La preoccupazione principale era quella di dover licenziare le persone. Cosa che non abbiamo mai fatto.

Come è iniziata poi la rinascita?
È iniziata da me. Ho passato un periodo veramente buio, poi è scattato un click e mi sono detta “Non può finire così, per una crisi creata da altri”.
Ho ripreso a sorridere andando in azienda, ascoltavo più volte di seguito la mia powersong e mi ripetevo in continuazione “Ce la faccio, ce la faremo”.
Può sembrare retorica, ma l’atteggiamento positivo mi ha fatto trovare le soluzioni.
Poi un giorno ho riunito l’azienda dicendo “Conoscete la situazione ma noi ce la faremo. Da domani chi decide di restare qui, riceverà nuove istruzioni e ripartiremo alla grande”.
Il giorno dopo c’erano tutti, abbiamo stretto ancora la cinghia, abbiamo cambiato delle procedure e pian piano abbiamo ricominciato a crescere.

Quando hai capito che ce l’avreste fatta?
Vennero da me due dei nostri ragazzi e mi dissero “Marina, noi crediamo in te e in OMZ, se serve siamo disposti a ipotecare le nostre case per dare una mano”. Ovviamente non ho accettato questa soluzione ma il loro atteggiamento mi ha dato una spinta positiva incredibile, una sorta di booster psicologico incredibilmente potente. Non potevo deluderli, perché da quel momento non eravamo solo una squadra, eravamo e siamo una grande famiglia.

Quale è stata la tua più grande soddisfazione?
La prima, avercela fatta con i nostri mezzi, con i nostri risparmi e con le nostre persone.
La seconda, non aver licenziato nessuno.
La terza, aver costretto il mio collegio sindacale a dire “Questo è un miracolo, non ci avremmo scommesso un euro” 🙂

Come è OMZ oggi? Quali sono i progetti per il futuro?
OMZ oggi è quello che ho detto poco fa, siamo una grande famiglia dove ognuno sa che il suo lavoro è fondamentale per raggiungere i risultati. Siamo tornati a livelli di fatturato pre-crisi e stiamo lanciando nuovi progetti: abbiamo sempre prodotto conto terzi, stiamo producendo qualcosa di nostro, ovviamente in settori non legati all’automotive.
Abbiamo ottenuto il nostro primo brevetto e settimana scorsa abbiamo depositato il brevetto per un nuovo packaging per il settore della cosmesi, un’idea di mio figlio che ci sta coinvolgendo molto.
È qualcosa che oltre ad appassionarmi mi inorgoglisce perché mi fa ulteriormente capire il valore umano e professionale della nostra azienda. Un capitale che negli ultimi anni abbiamo ulteriormente sviluppato e valorizzato grazie al supporto di Ekis, che ci ha aiutato a creare le corrette sinapsi tra noi, aiutandoci a comunicare in modo corretto le nostre idee, pensieri e passioni, trovando quindi la giusta sintonia per motivare tutti i nostri ragazzi e ragazze.
Grazie EKIS per aver svegliato i Leaders che erano in noi!!!!