La storia è segnata dal alcune pietre miliari. Anche quella dello sport ed una è l’Olimpiade 1968 a Città del Messico. Nulla nello sport fu come prima. In tante parti del mondo, e soprattutto in America, crescevano le rivendicazioni razziali delle minoranze e quel palcoscenico fu ideale per porle all’attenzione di tutti.

Le Olimpiadi che segnano un’epoca

Quando cercate su Google “Olimpiadi 1968” o similari, al 99% vi compare qualcosa che riguarda Tommie Smith e John Carlos, velocisti afro-americani, e la loro protesta sul podio con il braccio alzato ed il guanto nero alla mano. È una foto iconica che ha segnato no solo quella Olimpiade ma tutta un’epoca, oscurando qualsiasi altra informazione su quell’edizione dei Giochi Olimpici.

tommie smith john carlos messico 1968

Se siete un po’ più fortunati, trovate la storia di Peter Norman, il “bianco” che completò quel podio dei 200 metri piani. Una di quelle storie che vi invito a leggere.
Se siete veramente interessati a quello che successe in quella Olimpiade e fate qualche altra ricerca, probabilmente troverete l’incredibile record del mondo nel salto in lungo fissato da Bob Beamon ad 8.90. Un salto che fu successivamente giudicato come una delle migliori 5 prestazioni sportive del XX secolo.

La storia che ci interessa

Per trovare la storia che ci interessa, o la dovete cercare direttamente o dovete essere veramente fortunati. Riguarda soprattutto la voglia che l’essere umano ha sempre avuto di spingersi verso l’alto e testimonia come il lavoro e la perseveranza può battere il talento.

A quelle Olimpiadi partecipa anche un atleta americano, un saltatore in alto dal fisico normale di nome Dick Fosbury.
Dick viene da Portland, in Oregon, dove ha studiato diversi anni su come migliorare le prestazioni nel salto in alto, e si presenta a Città del Messico con un solo obiettivo: dimostrare che il suo metodo è vincente.
Perché Dick ha deciso di saltare in alto al contrario, cioè dando le spalle all’asticella, tecnica che per noi oggi è l’unica utilizzata ma che all’epoca era sconosciuta: tutti gli atleti saltavano con la tecnica ventrale o a scavalco.

Dick si presenta in pedana tra lo stupore, lo scetticismo e anche lo scherno di tutti quanti. Ma lui è sicuro del lavoro che ha fatto ed il 20 ottobre 1968 riscrive la storia di questa specialità e dello sport, vincendo la medaglia d’oro con 2 metri e 24 centimetri, nuovo record olimpico.
Da allora il nuovo modo di saltare si afferma ovunque, mandando in pensione velocemente tutte le altre tecniche.

Dick fosbury messico 1968Il retroscena

Quando si pensa alle Mission Impossible, si fa spesso riferimento ad un “fuoco sacro”, ad un’intuizione eccezionale o alla passione necessaria per superare i limiti.

Questa è una Mission Impossible che invece diventa IsPossible grazie al duro lavoro.

Infatti, questa tecnica era già stata utilizzata nei due anni precedenti anche da alcuni atleti, senza particolare successo e si era diffusa l’idea che non avrebbe mai portato ad una vittoria. Dick, futuro ingegnere, decide che non è così ed inizia a studiarla. Alla base della sua tecnica dorsale c’è la forza centrifuga prodotta dalla rincorsa curvilinea, che permette di aumentare la velocità del saltatore nel momento dello stacco. Di conseguenza aumenta la sua elevazione, mentre il corpo, per la posizione dorsale incurvata, viene mantenuto sopra la traiettoria del cosiddetto centro di massa, situato sotto l’asticella.

Facile, vero? No. Questo è il risultato di un lavoro di ricerca, di studi sulla biomeccanica e tantissimi tentativi che Dick fece all’interno della Oregon State University.

Voleva dimostrare che quando lavori duro e quando lavori bene tutto è possibile… E ci è riuscito!

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